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Mal di Testa: Obiettivo Benessere

Intervista al Prof. Franco Granella, Direttore del Centro clinico S.M.*, clinica neurologica, Ospedale di Parma, Neurologo presso l’Azienda ospedaliera-universitaria di Parma e Docente** presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma.

*http://aismparma.weebly.com/centri-clinici-sm.html
**http://www.unipr.it/ugov/person/18340

Che cos’è il mal di testa?

Si definisce mal di testa (il nome scientifico è cefalea) qualsiasi dolore alla testa che non sia limitato al territorio di un nervo (in quest’ultimo caso si parla di nevralgia, ad esempio nevralgia del trigemino).

Esistono più tipologie di mal di testa?

La classificazione internazionale delle cefalee elenca centinaia di tipi di mal di testa, perlopiù causati da disfunzioni di organi specifici, da infezioni, da malattie vascolari, da traumi cranici, eccetera. I mal di testa più frequenti, tuttavia, sono le cosiddette cefalee essenziali, quelle cioè che non riconoscono una precisa causa sottostante (o, per meglio dire, di cui non abbiamo ancora scoperto la causa…). Sono anche chiamate cefalee-malattia, perché la malattia si riassume appunto nel mal di testa, che rappresenta il disturbo unico o principale.

Perché è importante rivolgersi a centri neurologici specializzati?

Quando i mal di testa sono frequenti, procurano disabilità, o non rispondono ai comuni analgesici, è fondamentale avere una diagnosi precisa del tipo di mal di testa di cui si soffre. Poiché, come abbiamo visto, le cefalee costituiscono un campo intricato della medicina, è necessario l’intervento di un medico specializzato in questo settore, nella maggior parte dei casi un neurologo (ma talvolta anche un internista o un farmacologo) con un training specifico in questo campo.

Perché risulta fondamentale evitare i cosiddetti "rimedi fai da te", ma rivolgersi sempre ad appositi centri?

Molto spesso anche i comuni analgesici (i cosiddetti farmaci da banco, acquistabili senza ricetta medica) sono in grado, magari per anni, di spegnere gli attacchi di mal di testa. Può accadere però che si innesti un circolo vizioso (ben documentato dal punto di vista scientifico) per cui l’assunzione esagerata, cioè per più di 10-15 giorni al mese, di tali farmaci provoca paradossalmente un peggioramento del mal di testa, tanto che si parla di cefalea da uso eccesivo di farmaci (in inglese MOH, medication overuse headache).

Quali sono i numeri del mal di testa e chi colpisce prevalentemente?

Il mal di testa è uno dei disturbi più frequenti in assoluto, oltre il 90% della popolazione ha sperimentato almeno una volta nella vita un mal di testa di qualche tipo. Le due forme più frequenti di cefalea essenziale sono l’emicrania e la cefalea tensiva, ambedue molto comuni. L’emicrania, che è la forma più disabilitante, colpisce soprattutto giovani adulti nell’età più produttiva della vita, ed in particolare le donne, che ne sono affette due o tre volte di più degli uomini. Neppure i bambini, tuttavia, ne sono esenti, specialmente se in famiglia c’è qualcuno che ne soffre.

Esistono dei fattori scatenanti il mal di testa?

Sia l’emicrania che la cefalea tensiva riconoscono molti fattori scatenanti, in parte comuni alle due forme. L’emicrania nelle donne si associa spesso al periodo mestruale (si parla appunto di emicrania mestruale) o, in chi assume la “pillola”, ai giorni di sospensione mensile del farmaco. In entrambi i casi, l’emicrania è scatenata dal calo degli ormoni sessuali, cioè degli estrogeni. Un fattore scatenante molto importante sia nell’emicrania che nella cefalea tensiva è lo stress, o anche il rilassamento che segue un evento stressante; per esempio è tipica l’emicrania che segue un esame universitario. Ancora, l’emicrania può essere scatenata dal digiuno, dall’esposizione a caldo o freddo eccessivi, da alcuni tipi di vento (come il fohn), dalla mancanza di sonno o da una dormita eccessiva. In generale, in un emicranico “serio” qualunque deviazione (anche piacevole) dal tran tran della vita quotidiana può essere sufficiente per scatenare una crisi di mal di testa. Meno importanti di quanto comunemente si creda sono invece i cibi di cui, tranne per l’ingestione di alcool, non è stato dimostrato un ruolo significativo come “grilletto” degli attacchi.

Quali sono i sintomi dell’attacco di emicrania?

Qualche volta l’attacco di emicrania vero e proprio è preceduto, anche di parecchie ore, da alcuni sintomi che vengono definiti “prodromi” dell’attacco. Tra questi, vi sono variazioni del tono dell’umore, tanto in senso di depressione che di euforia e attacchi di fame, con particolare ricerca di cibi dolci. In una minoranza di casi, il mal di testa è immediatamente preceduto dall’aura. Si tratta di disturbi neurologici transitori, tipicamente della durata di 10-30 minuti, il più frequente dei quali è un annebbiamento della vista, talvolta accompagnato dalla visione di un semicerchio o di una linea brillante dai bordi a zig zag. I disturbi visivi possono essere seguiti da formicolii ad un braccio o attorno alla bocca e da disturbi del linguaggio. Molto raramente vi è anche perdita temporanea della forza ad un arto o a una metà del corpo. Il cuore dell’attacco di emicrania è costituito dal mal di testa, tipicamente ma non sempre avvertito ad un solo lato della testa (da cui il nome emicrania), di tipo pulsante, peggiorato dai movimenti del capo e dai colpi di tosse, di intensità media o forte (ostacola gravemente o impedisce lo svolgimento delle attività quotidiane). Il dolore è accompagnato da una serie di altri disturbi, non sempre tutti presenti: fastidio per la luce, per i rumori, per gli odori, nausea, vomito, pallore e sensazione di freddo. Il mal di testa è seguito da una fase di recupero graduale (che a volte, specialmente nei bambini, coincide con un sonno ristoratore) fino al ritorno alla normalità. Per definizione, la durata dell’attacco di emicrania è compresa tra 4 ore e 3 giorni.

Oltre alla farmacoterapia dell’attacco acuto, quanto è importante la prevenzione dell’emicrania?

In tutti i casi in cui gli attacchi di emicrania siano tre o più al mese o comunque non rispondano agli antidolorifici o causino un’apprezzabile disabilità il trattamento dell’attacco acuto deve essere integrato da una terapia di profilassi, che si propone di ridurre il numero (e talvolta anche la durata e la gravità) delle crisi emicraniche. Per avere successo, una terapia di profilassi deve diminuire il numero degli attacchi di oltre il 50%, anche se raramente è in grado di abolirli completamente. La durata del trattamento di profilassi non è mai inferiore a tre mesi e talvolta può prolungarsi anche per anni.

 

 

 

 

  • Sarebbe opportuno eliminare i fattori scatenanti il mal di testa, tra cui soprattutto il fumo, gli alcolici ed evitare, per quanto possibile, le situazioni particolarmente stressanti
  • Possono rivelarsi utili, in quest’ultimo caso, determinate tecniche di rilassamento e biofeedback
  • Per quanto riguarda lo sport, esistono delle evidenze certe che esso sia utile per chi ne soffre. La riduzione del peso corporeo, l’adozione di uno stile di vita sano, la riduzione dei livelli di stress sono, infatti, solo alcuni degli aspetti correlati allo sport, tutti utilissimi per la biologia emicranica

Una sola accortezza per gli emicranici sportivi: nutrirsi correttamente nel corso della pratica sportiva, reintegrando i liquidi ed i sali persi con la sudorazione. Evitare, sopratutto, di utilizzare la pausa pranzo per allenarsi poichè, in questo caso, il cumulo di digiuno e sforzo fisico potrebbero scatenare un attacco.


Per approfondimenti visita il link:
www.miscoppialatesta.it (AIC onlus)

 

Le informazioni contenute in questa pagina non devono essere valutate in sostituzione di una cura professionale medica.
Non ricorrere mai al fai da te; è pertanto sempre necessario consultare il proprio medico prima di intraprendere qualsiasi cambiamento dello stile di vita e prima di assumere qualsiasi tipo di terapia.

 

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Stress Ossidativo:
Obiettivo Benessere

Ogni singola cellula del nostro corpo partecipa nel dare energia a tutto l'organismo...

Durante questo incessante lavoro cellulare si formano alcune molecole, chiamate radicali liberi dell'ossigeno. Si tratta di molecole dannose che la cellula prontamente blocca, rendendole innocue.
Tuttavia, alcune condizioni quali, il fisiologico passare degli anni, l’errata alimentazione, il fumo, l’alcol, un eccesso di peso corporeo, le radiazioni ionizzanti, una eccessiva esposizione al sole, la sedentarietà, l'uso prolungato di alcuni farmaci, l’artrite reumatoide, i traumi al sistema nervoso (lo stress ossidativo tende ad aumentare nelle neuropatie periferiche indotte da schiacciamento radicolare che rappresentano una delle principali cause di lombo-sciatalgie*), le malattie cardio-vascolari, vanno a gravare sul nostro organismo che non riesce più a bloccare la potenziale lesività dei radicali liberi.
Nelle cellule e nei liquidi extracellulari, la battaglia contro i radicali liberi è affrontata da una vera e propria “barriera antiossidante”, alla cui costituzione contribuiscono sostanze in parte provenienti dall’alimentazione (come per es. i carotenoidi, la vitamina E, etc.) ed in parte prodotte dall’organismo stesso (per es. il glutatione, le proteine, etc.).
Quando la presenza dei radicali liberi dell'ossigeno è superiore alla capacità della cellula di neutralizzarli siamo in presenza dello stress ossidativo (una forma di “stress chimico” indotto nel nostro organismo da uno squilibrio fra produzione di specie chimiche ossidanti e fisiologiche capacità di difesa).
I radicali liberi in eccesso prendono il sopravvento della cellula, aggrediscono il DNA dei cromosomi, compresa la membrana cellulare.
Le conseguenze sono spesso disastrose: alterazioni funzionali, alterazioni strutturali, morte della cellula (la cellula degenera e muore per apoptosi o per necrosi).
Le conseguenze imputate allo stress ossidativo sono: l’invecchiamento precoce, l’insorgenza di patologie quali il cancro e le malattie degenerative.
Lo stress ossidativo svolge un ruolo importante nella fisiopatologia di varie malattie neurologiche, quali ischemia, malattia di Alzheimer, sclerosi multipla, epilessia, lesioni del midollo spinale.
Un adeguato trattamento delle situazioni di stress ossidativo che coinvolgono il sistema nervoso rappresenta ancora una sfida della medicina in rapporto a dati spesso contrastanti riportati in letteratura.

Per approfondimenti visita il link:
www.centrodimedicinabiologica.it

*Valutazione comparativa dell’efficacia dell’acido tioctico racemo e destrogiro nella lombosciatalgia. Analisi dei risultati dello studio clinico NESTIORADE; G. Buzzi, M. Poma, F. Francese, T. Villa, E. Traini, F. Amenta, F. Pipino.

 

Il trattamento dello stress ossidativo (che può essere diagnosticato da specifici test biochimici) presuppone l’individuazione delle cause e dei meccanismi coinvolti.
Per aiutare le cellule contro lo stress ossidativo da eccesso di radicali liberi o per aiutare le difese antiossidanti in caso di loro riduzione è fondamentale risalire all’origine dell’infiammazione per poterla ridurre oltre ad addottare un idoneo stile di vita (alimentazione, esercizio fisico, etc.) e dove necessario ricorrere all’ausilio di supplementi nutrizionali specifici, a base di sostanze antiossidanti (come per es. l’acido a-lipoico**).

**L’acido a-lipoico (o acido tioctico) è un potente antiossidante utile per ridurre lo stress ossidativo perchè svolge il ruolo di “assistente” al betacarotene (precursore della Vitamina A), della Vitamina C e alla Vitamina E nella loro azione antiossidante (visita il link).

 

A chi rivolgersi per avere informazioni sullo stress ossidativo?
www.osservatoriostressossidativo.com
www.mediciantiaging.com

 

All’interno di un sano e corretto stile di vita è possibile ricorrere all’utilizzo di specifici integratori alimentari utili a contrastare lo stress ossidativo

 

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Stanchezza ed affaticamento mentale:
Obiettivo Benessere

Proprio quando gli impegni lavorativi e scolastici si intensificano, e noi vorremmo rendere al meglio, ci ritroviamo stanchi ed affaticati...

La stanchezza può nascere da problemi come le preoccupazioni, lo stress, l’ansia (basti pensare alla difficoltà della gestione dell’ansia anche per gli atleti di alto livello), ma anche da cause di natura fisica, come per esempio la gravidanza e l’allattamento.
La differenza fra ansia “normale” ovvero quella sorta di tensione stimolante che ci sprona a fare ed agire e quella di ansia”patologica” consiste proprio nel come avvertiamo il disagio quando ci troviamo di fronte alla tensione, alle sfide, alle novità.
Essa è infatti un “processo di adattamento” del nostro essere nei confronti del vivere quotidiano. Più cerchiamo di opporre resistenza al “processo di adattamento” più si alza il livello di ansia.
Oltre un certo limite, essa cessa di essere difesa “positiva” per diventare “patologia”.

 

  • Imparare a rilassarsi e affrontare serenamente i compiti quotidiani, dandosi obiettivi ragionevoli, sostenibili e verificabili, senza stress
  • E’ fondamentale quindi ritagliarsi del tempo
  • Praticare regolarmente sport aiuta a scaricare stress e tensioni
  • Seguire una sana alimentazione, ricca di frutta e di verdura e quindi di sostanze antiossidanti
  • Dormire almeno 7-8 ore per notte
  • Ascoltare la propria musica preferita
  • Dedicare del tempo alla cura di sé
  • Utilizzare piante (come per es. rosmarino, menta piperita e finocchio), sotto forma di infusi, che contengono principi tonificanti e ricostituenti.
  • Utilizzare prodotti a base di Ginseng, radice con alte proprietà tonificanti, ricca di aminoacidi, minerali ed oligoelementi.

 

Per approfondimenti visita i links:
www.saperesalute.it
www.humanitasalute.it


All’interno di un sano e corretto stile di vita è possibile ricorrere all’utilizzo di uno specifico integratore alimentare a sostegno del proprio benessere

 

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Il Sonno:
Obiettivo Benessere

I disturbi del sonno rappresentano un fenomeno sempre più frequente ed in continuo aumento (colpiscono circa il 30% delle famiglie anche nei primi tre anni di vita) ma spesso sottovalutati e sotto-diagnosticati ...

L’insonnia più diffusa risulta essere quella saltuaria od occasionale, e che interessa un italiano su tre.
L’aumento della prevalenza dell’insonnia con l’età non sembra legato all’invecchiamento in sè, ma alla maggior incidenza di malattie organiche, problemi psicologici e socio-economici.
L’insonnia indubbiamente correla con una peggiore qualità della nostra vita.
Tutte le indagini epidemiologiche, infatti, sono concordi sul fatto che gli insonni presentano spesso patologie organiche o mentali, ricorrono di più ai medici e presentano un maggior tasso di ospedalizzazione, anche se i rapporti di causa-effetto non sono ancora stati approfonditi.
Anche stili di vita errati come la sedentarietà, la cattiva alimentazione, l’abuso di alcool, lo stress, il fumo hanno conseguenze negative sul benessere del nostro sonno.

Per approfondimenti visita il link:
Epidemiologia dell’insonnia, Fabio Cirignotta,U.O. Neurologia, Policlinico S.Orsola-Malpighi, Università di Bologna
www.e-noos.it

 

  • Essere regolari nell’andare a dormire ogni sera e alzarsi al mattino alla stessa ora
  • Praticare un’attività fisica regolare durante il giorno
  • Evitare caffè, alcolici e pasti serali troppo abbondanti
  • Dedicarsi ad attività rilassanti
  • Andare a letto solo quando si è assonnati

 

Per approfondimenti visita il link:
Associazione Italiana Medicina del Sonno


All'interno di un sano e corretto stile di vita è possibile utilizzare specifici integratori alimentari utili a a favorire il rilassamento fisiologico ed a ridurre i tempi di addormentamento

 

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Disclaimer:
Le informazioni riportate nelle pagine sono a solo scopo informativo e risultano tratte da un’ampia e qualificata sitografia presente in internet. La finalità è quella di rispettare e mantenere la natura della rete: la facile reperibilità delle informazioni. Le informazioni che vengono date nelle pagine non intendono in alcun modo trattare e curare alcuna malattia o patologia. Esse vanno intese unicamente come attività di servizio ai fini della divulgazione della prevenzione, in particolare degli stili di vita salutari.